La DaMa Monte Adamello parete nord, nuova via di ghiaccio e misto

Il 2/11/2014 Daniele Frialdi e Marco Verzeletti hanno aperto La DaMa (ED, V, WI 5, M6+), una nuova via di ghiaccio e misto sulla parete nord del Monte Adamello che attraversa la via Aldo Parolari per poi, dopo 700m, congiungersi agli ultimi 4 tiri di Hello Woman of my Dreams.

Non capita spesso che una nuova via di ghiaccio e misto venga aperta sulla parete nord del Monte Adamello. Anzi. Per farlo ci vogliono delle condizioni del tutto particolare, come capitano di rado e, guarda caso, come si sono formate all’inizio di questa stagione. Per risalire alla penultima volta bisogna ritornare al 2012, quando in un tour de force la guida alpina della Val Trompia Andrea Mutti ha aperto tre vie nuove. L’ultima volta invece è stata un mese fa, quando gli alpinisti bresciani Daniele Frialdi e Marco Verzelletti hanno aperto una nuova via di misto in piena parete, lungo le goulotte centrali che finora non erano mai state percorse. La nuova via dei duo membri del Circolo Rocciatori Ugolini è stata chiamata La DaMa e attraversa la via Aldo Parolari per poi, dopo 700m salire gli ultimi 4 tiri di Hello Woman of my Dreams fino in vetta. La nuova linea è senz’altro interessante e ci ha dato l’occasione per tracciare insieme a Frialdi un po’ la storia di questa bellissima parete nord e delle sue vie che, come ci spiega l’autore, non hanno niente da invidiare ad altre più blasonate su grandi montagne delle Alpi.

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LA DAMA di Daniele Frialdi

Il monte Adamello con i suoi 3554m è la vetta più alta delle prealpi bresciane. La ‘scoperta’ e la valorizzazione della sua bellissima parete nord si deve alla guida alpina Andrea Mutti che per primo si è approcciato ad essa nella sua veste invernale dal punto di vista moderno con la scalata delle goulotte in piolet traction. A lui si devono le prime salite delle goulotte Hello woman of my dreams (aperta in solitaria nel 1989) e Senza chiedere permesso (aperta nel 1992 con Rocco Salvi). Questi due itinerari son stati per anni gli unici presenti sulla parete e, se si esclude la sortita dei vicentini Diego Campi e Tarcisio Bellò che nel 2002 compiono la prima ripetizione di Senza chiedere permesso, per diversi anni la parete viene ‘dimenticata’ dagli alpinisti tant’è che la prima ripetizione di Hello woman avviene soltanto nel 2006 ad opera di Roberto Parolari e Serafino Moretti. Le poche informazioni, lo scetticismo sulle potenzialità della parete in termini di ghiaccio e misto, le difficoltà logistiche del luogo (d’inverno con la neve ci vogliono almeno 5 ore solo per raggiungere il rifugio Garibaldi) e le difficoltà della parete ad ‘andare in condizioni’ sono tra le ragioni fondamentali descritte dall’esperto alpinista bresciano Claudio Inselvini che in qualche modo spiegano questa sorta di ‘buco nero’.

La storia dell’alpinismo invernale sulla nord dell’Adamello subisce una svolta nell’inverno 2006/2007 grazie alle condizioni eccezionali che richiamano i più forti alpinisti bresciani che in due mesi ripetono a più riprese le vie esistenti e aprono parecchi itinerari nuovi. Nascono così la Aldo Parolari (Roberto Parolari, Andrea Mutti, Guido Bonvicini, Rocco Salvi), Un Mondo Difficile (Claudio Inselvini, Dario Sandrini) e I Cerchi nel Grano (Claudio Inselvini, Dario Sandrini, Franco Volpi). La strada è definitivamente aperta, le informazioni e le voci cominciano a spargersi ad ampio raggio e la parete diventa ufficialmente conosciuta e frequentata negli anni dagli alpinisti bresciani e non. Seppure il numero delle ripetizioni sia sempre condizionato dalle rare condizioni favorevoli, la Nord dell’Adamello si ritaglia un importante spazio tra le mire degli specialisti e richiama le attenzioni del solito Andrea Mutti che tra il 2009 ed il 2012 apre altri sei nuovi itinerari sulla parete, più precisamente nella bastionata che va a congiungersi con la nord del Monte Falcone.
In definitiva si può tranquillamente dire che la severità dell’ambiente, l’isolamento, la lunghezza e le difficoltà delle vie fanno di questa parete un piccolo angolo di paradiso per gli alpinisti, con itinerari che poco hanno da invidiare ad altri più blasonati su grandi montagne delle alpi.

Per un bresciano aprire una via sulla nord della montagna di casa è una soddisfazione indescrivibile e lo scorso 2 novembre, con il socio Marco Verzeletti, abbiamo realizzato questo piccolo grande sogno. Salire una linea che percorresse le goulotte centrali che si formano sulla verticale della vetta. Fino ad ora nessuno le aveva ancora percorse, forse anche perché molti erano convinti che di lì passasse gia la Aldo Parolari che invece raggiunge la cima della montagna con un percorso sinusoidale che spazia da destra a sinistra nel centro della parete (anche se poi scopriremo che in verità esiste una variante nella parte bassa aperta in solitaria da Andrea Mutti che raddrizza parecchio l’itinerario). La nostra idea iniziale quindi era quella di attaccare La Parolari e poi salire dritti per le strette goulotte al centro della parete, più a destra di quelle percorse da Andrea Mutti, e ne avevo parlato nei giorni precedenti con l’amico Roberto Parolari il quale mi disse che anche lui nel 2007 in apertura avrebbe voluto passare da li ma le condizioni ed il buio sui tiri iniziali l’avevano portato troppo a sinistra. Poi però giunti all’attacco della via abbiamo trovato un grosso seracco strapiombante che impediva il passaggio quindi ci siamo spostati su un altro canale a sinistra dove abbiamo iniziato a salire trovando quindi un itinerario indipendente fino a 3/4 di parete dove l’orario, le condizioni e la logica ci hanno portato a percorrere gli ultimi 4 tiri di Hello Woman of my Dreams per raggiungere la vetta. Ma prima…

Pianto l’ennesimo chiodo nella roccia. Il cuore batte forte, il respiro si fà affannoso. Questa lunga fessura intasata di neve, da sotto non pareva così dura. Le punte dei ramponi grattano le placche rocciose alla ricerca di un minuscolo appoggio e le picche cercano un aggancio ovunque, in ogni buco, su ogni tacca, in ogni fessurina. I metri di corda scorrono lentamente, centellinati con sapienza da Marco che segue attentamente ogni mio passo. Un friend, poi un altro poco dopo perché si va beh quell’altro faceva schifo. Piano piano, passo dopo passo la fessura diventa camino ed il camino diventa pendio. Neve dura, finalmente. Individuo una grossa lama staccata e faccio sosta. Per qualche secondo me ne stò in silenzio con gli occhi chiusi, ascolto il mio cuore ed i miei respiri. Intorno a me nessun rumore, non c’è nemmeno il vento a disturbare l’atmosfera. Solo freddo ed ombra fanno da cornice con i profili delle vette circostanti illuminate dal sole.

Inizio da qui il mio racconto, dalle emozioni che il tiro più impegnativo e psicologico della via mi ha lasciato. Una via che è nata in silenzio ma che sotto sotto io e Marco avevamo già tracciato nei nostri cuori durante la settimana.

L’idea di provare a salire una linea nuova proprio lì, sulla nord dell’Adamello, ci pareva quasi quasi assurda e ci scherzavamo sopra facendola passare quasi come fosse una provocazione, una boutade o una chimera. Ma in fondo in fondo, senza dircelo troppo seriamente, ci pensavamo davvero. La mia salita su Senza chiedere Permesso della settimana precedente mi aveva consentito di guardare bene la parete da vicino, valutarne le condizioni e annusarne gli odori.

Quante volte negli anni ho guardato le goulotte centrali della parete? E quante volte mi son chiesto come mai non fossero ancora state salite da nessuno? Eppure sono lì, belle come il sole ed aspettano soltanto di essere scalate, mi dicevo. Ed è così che domenica 2 novembre, passata la notte al Garibaldi, ci portiamo ai piedi della parete alle prime luci dell’alba carichi di materiale, voglia e determinazione. Ed iniziamo a salire, dove arriveremo non lo sappiamo ancora.

Andare incontro all’ignoto è una sensazione indescrivibile come è indescrivibile disegnare mentalmente un percorso da seguire mentre si stà scalando. Trovarsi davanti ad una porzione di parete, individuare il punto che si vuole raggiungere e scannerizzare con gli occhi tutto ciò che ci stà sotto per stabilire se sia meglio provare ad arrivarci dritti, da destra o da sinistra. Decidere e poi andare, andare e scoprire che il percorso scelto si rivela logico ed entusiasmante e che dove avevi pensato o sperato di poter passare si passa veramente. Andare e scoprire che quella goulotte che da sempre guardavi è davvero stupenda, tanto da soprannominarla amichevolmente la Petit Beyond, e che il traverso iniziale dalla sosta per andare a prenderla, durissimo ad un primo sguardo, è agevolato da un cornetto di granito che pare messo li apposta. Andare e scoprire anche che quella fessura obliqua là in alto, dove un muro di placche pare sbarrarti la strada,è tanto dura quanto bella e che da li, aggirato lo spigolo, buttando il cuore oltre l’ostacolo nell’ignoto, ti ritrovi quasi naturalmente ad infilare gli ultimi 4 tiri di Hello woman grazie ad un logico e comodo traverso di 50 metri.

In definitiva è nata una salita impegnativa e di grande impegno, in piena parete, circondati da un ambiente tanto severo e solitario quanto magico ed attraente. Una soddisfazione immensa per entrambi. Un sogno realizzato. Legare il nostro nome a questa parete ha un gusto indescrivibile ed un significato particolare. Per questo, dopo un brain storming durato giorni e giorni, abbiamo scelto di chiamarla La DaMa perché Dama innanzitutto stà per Daniele-Marco e poi perché la dama rappresenta nella letteratura quella figura per cui i cavalieri superano le prove più svariate per conquistarne l’amore, proprio come noi su questa parete dove siamo giunti alla Woman dei sogni superando diverse difficoltà ed ostacoli, mettendoci in discussione dall’inizio alla fine. Infine perché, come diceva Edgar Allan Poe, la dama è quell’umile gioco che mette alla prova le superiori attitudini dell’intelletto riflessivo. E durante la salita, di momenti riflessivi ne abbiamo dovuti affrontare diversi…

SCHEDA: La DaMa Monte Adamello

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